11 Giugno 2021

Consulenze fonografiche

di Michele Donati Scarica in PDF

Cip!

Brunori Sas

Island

2020

In una newsletter di divulgazione giuslavoristica che dedica spazio anche alla cultura e alla musica non poteva mancare la recensione di un artista – Dario Brunori – che come pseudonimo artistico ha scelto la locuzione Brunori Sas.

Ironia a parte, raccontare la musica e soprattutto le parole di Dario Brunori non è un mero vezzo legato all’affinità tra nome d’arte e la nostra professione, ma un omaggio a un cantautore che, dopo una lunga gavetta, nonostante un’età ancora ben lontana dal traguardo di “Quota 100”, sta finalmente raccogliendo i frutti di quanto sinora seminato grazie anche al suo talento e alla sua abnegazione.

Oggi andremo, quindi, a percorrere e conoscere le tracce che compongono la sua ultima fatica discografica in ordine cronologico alla data odierna, e cioè “Cip!”, album dato alle stampe nel 2020, che ha confermato il successo e i consensi raccolti con il precedente “A casa tutto bene”, album che aveva finalmente dato a Dario il tanto agognato salto di qualità in termini di consensi di pubblico (più ancora che di critica).

Il titolo del disco è spiegato nel breve racconto contenuto nel pieghevole dell’album, che non sarà qui spoilerato, se non per quanto concerne il suo senso, che è racchiuso nella fine dell’inverno, il ritorno alla vita.

E, a ben pensare, tale concetto potrebbe apparire sarcastico se abbinato a un disco pubblicato il 10 gennaio del 2020, all’alba di una pandemia mondiale che ha compromesso – e sta ancora compromettendo – il nostro quotidiano; ma qui, forse, sta la potenza delle canzoni in esso contenute e, più in generale, nella capacità di Brunori Sas di essere un menestrello dei nostri tempi, quella cioè di rimanere sempre attuale, e trattare temi che per tipologia e modalità di argomentazione risultano essere costantemente calabili nel presente.

Il disco si compone di 11 brani, che rappresentano in maniera esaustiva la poetica di Brunori, il suo modo di scrivere e interpretare la musica.

Nei brani di Dario Brunori l’attenzione per il testo e le parole sono estremi, e disegnano uno stile unico e inconfondibile, come dovrebbe sempre accadere per qualsiasi cantautore degno di questo nome.

Il suo stile è un meraviglioso e ben amalgamato smoothie, i cui ingredienti spaziano dalla fluente costruzione musicale di Lucio Dalla, alla semplicità poetica e quasi infantile di Gianni Rodari, il tutto condito con un tocco tipico calabro, che, a volte, ricorda un altro illustre figlio di quella terra (sebbene romano d’adozione), che risponde al nome di Rino Gaetano.

Già dalla prima traccia del disco si possono notare tutti gli elementi appena citati, che, sebbene estremamente eterogenei, risultano in armonia e ben amalgamati; Il mondo si divide è un meraviglioso acquerello dove la voce narrante, di fronte a posizioni contrapposte spesso propinate dalla società, si colloca in un punto equidistante, apparentemente distaccato, ma che in realtà consente spesso di vedere in profondo la vera essenza delle cose e delle situazioni.

Si prosegue con Capita così, brano che, con un tappeto sonoro e musicale leggero, riesce a toccare temi tutt’altro che frivoli, come, ad esempio, tutto ciò che, nel bene e nel male, accade nel corso della vita.

Mio fratello Alessandro è un inno all’amore universale, anche e soprattutto quale miglior cura alle proprie ferite, alla loro redenzione e al loro superamento.

Si giunge poi a uno dei brani più intensi, leggeri e profondi al tempo stesso dell’album: Anche senza di noi è un meraviglioso atto di inferiorità di ciascuno di fronte all’Universo, il quale sostanzialmente esisteva prima che venissimo al mondo e che andrà avanti anche dopo la nostra dipartita. In questo brano c’è tutto il radicamento al quotidiano che Dario Brunori non tarda di esprimere nelle sue canzoni; se tanti suoi illustri colleghi hanno fondato carriere artistiche parlando di valori molto alti, Dario si colloca tra coloro che sono cantori del quotidiano, delle situazioni e delle occasioni solo apparentemente più insignificanti e anonime.

Il brano successivo è Al di là dell’amore, uno dei singoli promozionali trainanti dell’intero disco, che racconta in modo crudo i nostri tempi, urlati e quindi. per questo, poco attenti all’ascolto del prossimo.

Si prosegue con La canzone che hai scritto tu, che ironizza con leggerezza e profondità sul tema dei brani a sfondo amoroso, e. quindi. con Bello appare il mondo, che costituisce un invito a guardare il mondo con gli occhi puri di un bambino.

I testi di Dario sono attraversati anche da una particolare religiosità, non dogmatica quanto piuttosto sostanziale; tale elemento è plasticamente rappresentato da Benedetto sei tu, una preghiera laica scritta nel ventunesimo secolo.

La successiva Per due come noi, è il racconto suggestivo e intimo di quella che potrebbe essere una coppia qualsiasi dopo anni di relazione, fondato sulla quotidianità di vita e sul superamento del paradigma innamoramento.amore, a favore ovviamente del secondo.

Fuori dal mondo è un acquerello fresco ed estivo, che catapulta l’ascoltatore in una dimensione lontana dalla frenesia del quotidiano.

Il disco si chiude con Quelli che arriveranno, dove un bambino dal nome evocativo (Achille) gioca di notte a provare a immaginare come sarà il mondo dei grandi.

Buon ascolto!