25 Giugno 2021

Gender gap sul lavoro e imprenditoria per donne come me

di Giulia Bezzi - CEO di SeoSpirito e Founder Progetto Le ROSA Scarica in PDF

Sono davvero onorata di poter parlare di gender gap sul lavoro qui tra voi e raccontarvi ciò che accade nel mondo italiano in merito, portandovi il mio pensiero.

Forse un po’ rivoluzionario, se vogliamo, perché da una parte vedo forte la differenza, dall’altra vedo altrettanto forte l’incapacità delle donne di rivoluzionare, per prime, la propria vita, dimenticandosi che abbiamo tutti gli strumenti per rivendicare la parità.

Certo, senza politiche di genere forti e calate dall’alto, non tutte le lotte sarebbero vinte, ma, sicuramente, non staremmo con le mani in mano. Così parto da un paio di dati, proprio degli ultimi giorni, e dal discorso del Presidente Sergio Mattarella, il 2 giugno 2021, che non lascia spazio all’immaginazione: 

“Non siamo ancora al traguardo di una piena parità. Soprattutto riguardo alla condizione delle donne nel mondo del lavoro, al loro numero, al trattamento economico, alle prospettive di carriera, alla tutela della maternità, alla conciliazione dei tempi: permangono disparità mentre cresce l’inaccettabile violenza contro di loro”.

Il PNRR ci ha dedicato 400 milioni per poter disinnescare questo meccanismo, così da smetterla di leggere dati sconcertanti come gli ultimi dell’Istat, che vedono in Italia solo il 55% delle donne attive nel mercato del lavoro, contro il 73% degli uomini, con un gap salariale, nelle imprese private, di ben il 17%. Che poi, se andassimo ad esplorarlo davvero, vedremmo che è anche maggiore, visto che lo stipendio non è composto di sola retribuzione, ma, anche, di contratti differenti (che poi graveranno sulle pensioni), ore retribuite “un tanto al chilo”, mancanza di donne nelle posizioni manageriali e aumento del gap a seconda dell’età. 

Effettivamente, il Presidente è stato sicuramente sincero e cristallino: l’indipendenza economica di una donna è ancora lontana se una donna su due non lavora e quella che lavora guadagna, comunque, il 17% in meno.

Se poi ci confrontiamo con il resto dell’Europa, dopo aver letto il report della Corte dei Conti Europea, pubblicato il 26 maggio 2021, sulla prospettiva di genere basata sulle economie dei Paesi membri, c’è da mettersi le mani dei capelli. 

La stessa UE, tra il 2014 e il 2020, non ha fatto grandi passi per la nostra umanità:

  • 58 programmi di spesa e solo 5 legati alla parità di genere;
  • 1.000 indicatori per la valutazione della spesa e solo 29 parlavano di gender pay gap;
  • di questi 29 indicatori, solo 10 sono stati realmente identificati e mantenuti;
  • di 235,9 miliardi di budget europeo, solo il 21,7% è stato dedicato alle parità di genere.

Che fare, strapparsi i capelli?

Io sono da sempre una persona iper positiva e collaborativa, non attendo nulla e nessuno in merito; mentre Draghi e il Governo tutto lavora per limare il gender gap, noi dovremmo, dal basso, coinvolgerci di più, educandoci a rovesciare gli stereotipi. 

Alle donne chiedo sempre più azioni, agli uomini chiedo solidarietà, perché solo insieme si riuscirà davvero a contrastare, più velocemente possibile, un gap che penalizza, per primo, lo sviluppo economico del nostro Paese. 

Ci leggiamo presto ma, intanto, che ne pensate? Scrivetemi nei commenti, ditemi di cosa vi piacerebbe parlassi in merito e datemi feedback: è il modo più bello per servirvi.

Le rosa