17 Settembre 2021

Perché avere parità di genere nel lavoro è vincente

di Giulia Bezzi - CEO di SeoSpirito e Founder Progetto Le ROSA Scarica in PDF

Dall’Osservatorio di Job Pricing, ho letto un articolo interessante sul perché avere parità di genere nel lavoro è vincente. Vi riporto alcuni numeri da commentare insieme:

  • le aziende che lavorano sui temi della diversità di genere hanno il 25% di probabilità di avere una redditività superiore alla media rispetto alle aziende meno impegnate (report “Diversity Wns. How inclusion matters” di McKinsey&Company);
  • le organizzazioni che promuovono una pratica e una cultura inclusiva hanno il 57,8% di probabilità in più di rafforzare la propria reputazione (report dell’International Labour Organization “Women in Business and Management: The business case for change”);
  • le organizzazioni più inclusive e bilanciate ottengono il 9% in più di tasso di fidelizzazione dei clienti rispetto alle imprese che non promuovono parità di genere (Sodexo).

E allora mi chiedo: perché stiamo ancora così? Dove ci blocchiamo?

In questo articolo, vorrei stimolarvi a cercare le differenze tra generi che io vedo come complementarietà e ricchezza esplosiva; giochiamo un po’ dopo il mio ultimo articolo sul PNRR e la parità di genere

Voglio evidenziare quanto le nostre caratteristiche, se ben coordinate, generano un ambiente di lavoro ultra performante: quando lavoravo in azienda ho veramente vissuto questa bellezza.

  • Sensibilità: è il nostro gene mamma che ci aiuta molto, sentiamo sempre quando i nostri colleghi non stanno bene, non sono a loro agio, stanno soffrendo una situazione. Quando sentivo che c’era qualcosa che non andava, allertavo il mio Direttore per trovare la miglior soluzione prima che fosse troppo tardi. Non è che gli uomini sono più insensibili, sono focalizzati all’obiettivo e perdono di vista l’insieme, no?
  • Semplicità: il miglior team working è quello in cui donne e uomini sono al 50%; se le donne hanno la capacità di esprimere un concetto in 30.000 parole, gli uomini lo fanno in 30 parole (è che troppa sintesi toglie spazio alle idee).
    Se noi ci focalizziamo tanto sul dettaglio, loro vedono nitido il traguardo, ma senza dettaglio poi si rischia di arrivare al traguardo senza fili il nostro lavoro.
    Se noi arriviamo in riunione avendo studiato 13 volumi da 1.000 pagine, letto tutte le ultime notizie in materia e sottolineato i concetti più importanti, loro arrivano in riunione con un blocchetto appunti con scritte 2 righe e la lettura di un bignami sull’argomento. Il che li rende più disinvolti e flessibili nel portare il loro contributo, ma la nostra conoscenza aiuta a smontare tesi incredibili e, alla conclusione, si trova la miglior quadra.
  • Team addicted: il mio Direttore mi diceva sempre “mai mettere donne in numero dispari che non sia uno nello stesso ufficio”; questo è proprio lo stereotipo su cui lavoriamo di più nel nostro progetto benefit LeROSA. 

A volte ci incastriamo in comportamenti così assurdi, dal pettegolezzo continuo alla macchinetta del caffè, al giudizio in nome di non si sa che cosa su un’altra persona, all’invidia che ci rode perché la nostra collega è più splendente di noi, che ci sabotiamo da sole. Gli uomini sono quelli che, se gli chiedi di prenderti una cosa sulla scrivania, non la vedono nemmeno se ce l’hanno sotto il naso, figuriamoci se si preoccupano di come si è vestito il collega accanto, per dire. Ecco, avere uomini in team aiuta tantissimo a scardinare queste dinamiche. Dall’altra parte, torniamo al tema sensibilità: avere delle donne in team, permette di capire se ci sono malumori non percepiti.

Certo, sto generalizzando e spero di strapparvi anche un sorriso, però pensateci: le nostre diversità sono fortemente complementari, l’uno senza l’altro non è altrettanto performante (a meno che in azienda, come succede da noi, non ci siano elementi che hanno comportamenti maschili molto spiccati o ci si alleni molto facendo team building perpetuo).

E, allora, vi aspetto nei commenti con questa domanda, che spero stimoli un racconto: le notate anche voi queste differenze e come le colmate in azienda?

Le rosa