12 Maggio 2020

Le perigliose vicissitudini del Decreto aprile (anzi, forse maggio) nell’era delle suggestioni televisive

di Marco Frisoni Scarica in PDF

A scanso di equivoci, giova premettere che, sovente, lo spirito che anima le digressioni scritte di questo blog è volutamente ironico, poco serioso (il che non sta a significare che i contenuti non siano seri), sia perché il contenitore che le ospita è particolarmente adatto, sia perché, per estraniarsi dalla realtà non certo positiva che, in questa fase, ci ammanta tutti quanti, talvolta appare di utilità la ricerca dell’ironia e dei paradossi anche fini a sé stessi ovvero per strappare un sorriso (anche se, a volte, amaro), pratica che di certo non può fare male!!

Non solo; non vi è alcun intento, in siffatte riflessioni, di critica politica verso l’attuale Esecutivo, in quanto chi scrive non ha di certo titoli che autorizzino simili considerazioni e, in verità, perché le osservazioni formulate risultano di natura prettamente tecnica, con la visione del “consulente di campo”, ossia un soggetto che, professionalmente, vive in concreto la difficile gestione dell’amministrazione delle risorse umane, subendo (in uno con datori di lavoro, lavoratrici e lavoratori) le immani storture della burocrazia bizantina che ci circonda e che, ai tempi del coronavirus, appare sempre di più inaccettabile, ma, ciò nonostante, continua a imperversare in maniera ineluttabile (inizia a farsi strada il pensiero che, forse, gli orpelli burocratici rappresentino, per i cittadini, a ogni livello, una sorta di responsabilità oggettiva insuperabile).

Tutto ciò doverosamente premesso, in queste ultime settimane a cavallo fra aprile e maggio 2020 (che, purtroppo, passeranno alla storia fra i peggiori periodi della storia del nostro Paese, a seguito dell’avvento del COVID-19), si sono poste all’attenzione del mondo del lavoro le vicende enigmatiche di un artefatto normativo non bene identificato e che, agli albori, era stato (forse incautamente) battezzato quale “Decreto aprile” (a posteriori, forse il dubbio è che si intendesse un mese di aprile di un anno differente dal 2020 …) e che, come apprendiamo da pochi giorni, è stato ridenominato “Decreto Rilancio”, rinvigorendo la nuova tradizione (sorta con l’emergenza epidemiologica) di assegnare ai vari sforzi legislativi che si stanno (vertiginosamente) stratificando nominativi roboanti o facilmente memorizzabili, anche se, all’atto pratico, non sembra vi sia stata sempre coerenza fra tale scelta e l’obiettivo finale raggiunto (uno su tutti, il c.d. Decreto Liquidità).

I più maliziosi, hanno anche pensato che il Governo, per stemperare la tensione che avvolge i cittadini, alle prese con il contagio e le drammatiche conseguenze sanitarie ed economiche che ne discendono, si fosse cimentato (seppure tardivamente) nel classico “Pesce d’aprile”, tuttavia è una tesi non accreditata ufficialmente e, dunque, da respingere con fermezza.

Resta tuttavia il problema che, terminato il mese di aprile 2020, del Decreto omonimo non si è vista traccia e nemmeno l’ombra, nonostante le suggestioni televisive (che, ai tempi d’oggi, hanno assunto un ruolo che trascende e supera i canali tradizionali attraverso i quali di dovrebbe “fare” politica e relativa attività di legislazione), che continuavano a declinarne i contenuti, soprattutto a voce di svariati referenti dell’Esecutivo e delle formazioni partitiche che ne compongono la maggioranza.

E, dunque: vi sono datori di lavoro che hanno sospeso le loro attività già dal 23 febbraio 2020 e, in buona sostanza, hanno già usufruito delle prime 9 settimane di ammortizzatore sociale con causale “emergenza COVID-19” e vivono nell’incertezza (con i loro lavoratori) di conoscere le regole per la proroga?

Nessun problema, se ne occuperà, per l’appunto, il Decreto aprile, anche se sarà emanato in maggio, con buona pace dell’affidamento del cittadino verso lo Stato …

Vi sono genitori che, causa interruzione dei servizi scolastici e dell’infanzia (con totale incertezza sui tempi di riapertura) necessitano di ulteriori congedi parentali avendo, come è ovvio, già beneficiato della prima tranche di 15 giorni?

Guai ad essere preoccupati, ci penserà il Decreto aprile, almeno così è stato affermato per via televisiva e poco importa se il tutto è rinviato a maggio (e, nel frattempo, cosa faranno questi genitori e i loro datori di lavoro?).

E, ancora, nessun timore per l’ulteriore incremento delle giornate di permesso di cui alla L. 104/1992, delle tutele per i lavoratori fragili o immunodepressi, anche se le tutele del Decreto Cura Italia sono cessate al 30 aprile 2020, ci penserà il Decreto aprile, o forse di maggio o forse si vedrà …

Insomma, a conti fatti, una questione quanto meno paradossale e che, nel frattempo, ha dato vita a una bozza di Decreto (probabile, a questo punto, che l’appellativo “Rilancio”, quasi in una logica borsistica, si riferisse all’immane e smisurata crescita del relativo articolato normativo), che, fra relazioni tecniche, pareri e ammennicoli vari, ammonta allo spaventoso numero di circa 800 (!!) pagine, dovuto forse allo slittamento da aprile a maggio, in quanto, come è noto, con l’arrivo della bella stagione primaverile le sementi iniziano a germogliare con fulgore e, dunque, anche i provvedimenti di Legge, comma su comma, emendamento dopo emendamento, non possono essere da meno e, d’altronde, così si dice in televisione …

 

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