27 Maggio 2022

Possiamo scegliere di non leggere le notizie?

di Assunta Corbo - giornalista, autrice e Founder Constructive Network Scarica in PDF

Per qualche strana ragione, che poi forse strana non è, molti di noi sono convinti di non essere in alcun modo coinvolti nella fruizione delle notizie. Pensiamo di riuscire a scegliere sempre di stare fuori dal flusso dell’informazione mainstream. Ma è davvero così?

Forse vale la pena fermarsi a riflettere su questo aspetto. Nel momento stesso in cui apriamo un social network o navighiamo nell’universo digitale veniamo inevitabilmente travolti da informazioni e notizie di ogni genere. Per la prima volta, nella storia dell’umanità, abbiamo accesso a qualunque tipo di informazione in tempo reale. Quello che vogliamo e quello che non vorremmo è lì, a portata di click e per lo più gratuitamente.

Non abbiamo solo accesso facile alle notizie di cronaca o attualità. Oggi, sui social media, possiamo accedere con più facilità anche a dettagli della vita personale di personaggi pubblici, alle opinioni di chiunque decida di condividere la propria. I contenuti sembrano essere lì, in rete, per accontentare la nostra curiosità.

Il facile accesso all’informazione è la stessa ragione per cui scegliamo di rifiutarla. Secondo un’indagine condotta da Reuteurs Institute e Oxford University su 75.000 lettori on line di 38 Paesi del mondo, 1 persona su 3 sceglie di non leggere le notizie. O almeno crede di farlo. Di base, le persone rinunciano alle notizie per 2 ragioni principalmente: 

  • l’informazione interviene in modo negativo sullo stato d’animo e influisce sulla qualità della giornata;
  • è forte il sospetto che quanto si legge non sia vero. 

Con l’intento di dare una lettura più ampia a questa indagine, Isabelle Roughol, editor di LinkedIn, ha chiesto alle persone connesse con il suo profilo di raccontare la propria esperienza con le notizie. Mi sono immersa nei commenti di queste persone. In linea generale ho notato una mancanza di fiducia nel lavoro svolto dai giornalisti e la necessità di proteggersi dall’effetto dirompente delle notizie, oltre che dalla frustrazione generata dalle storie proposte. Qualcuno, inoltre, ha evidenziato la necessità di preservare il proprio benessere stando alla larga dallo stress e dalla sensazione di essere manipolati dall’informazione. Infine, la comunità della Roughol ha sottolineato la stanchezza per la mancanza di soluzioni rispetto ai problemi che vengono proposti sui media. 

Questo viaggio tra le parole delle persone mi ha aperto a nuove riflessioni, che vorrei riassumere così: 

  • siamo stanchi di essere depressi, stressati e spaventati. Purtroppo l’informazione, così com’è pensata, fa leva proprio su questo, ma noi possiamo uscire dal vortice allenando il pensiero critico e cercando altre fonti e altre storie;
  • per molte persone la scelta è di non leggere i media con la certezza che le notizie, in qualche modo, ci arrivano. Il che può anche funzionare: ma quali e come ci arrivano?  
  • stiamo diventando consapevoli che possiamo porci sempre delle domande quando incontriamo una notizia. E questo è uno strumento per stimolare la ricerca di altro.

Alla luce di queste riflessioni mi viene da pensare che non è possibile stare alla larga dai media.  Un nuovo passo di consapevolezza ci viene richiesto. Dimentichiamo di poter evitare il flusso informativo h24 e cominciamo a convincerci che ognuno di noi, in ogni momento della giornata, ha la possibilità di scegliere come e dove informarsi. Questo risulta essere più costruttivo. 

Le Rosa – Assunta Corbo