3 agosto 2018

Proposte di lettura da parte di un bibliofilo cronico

di Andrea Valiotto Scarica in PDF

BIOGRAFIA NON AUTORIZZATA DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Marco Pizzuti

Mondadori

Prezzo – 17,90

Pagine – 372

«Sono sempre i vincitori a scrivere la storia e la seconda guerra mondiale non costituisce eccezione a questa regola. Ciò non significa che i vinti siano migliori dei vincitori, ma solo che tutte le nazioni coinvolte nel conflitto hanno i loro crimini ed errori da nascondere». Marco Pizzuti ha un talento eccezionale: quello di non farsela raccontare. Quale che sia l’argomento, legge, ascolta, approfondisce, cerca riscontri, studia tutte le fonti disponibili e alla fine, ma solo alla fine, ci offre la sua personale visione della storia. Un’esplosiva ricostruzione che molto spesso si discosta parecchio da quella che tutti quanti, compresi gli autori dei testi scolastici, indicano come l’unica vera. Anche in Biografia non autorizzata della seconda guerra mondiale Pizzuti ricostruisce e riporta alla luce pezzi di verità finora dimenticati o taciuti per convenienza, come i forti dubbi degli Alleati sul presunto suicidio di Hitler nel bunker di Berlino il 30 aprile 1945. Alla luce di una serie di carte molto scottanti e poco note, da lui meticolosamente riordinate, Pizzuti dimostra come la grande industria e il sistema bancario statunitensi abbiano concretamente sostenuto la corsa all’armamento del criminale regime nazista, tanto che persino la rivista «Time» dedicò al Führer la copertina come uomo dell’anno nel 1938, tre anni dopo la promulgazione delle leggi razziali di Norimberga. Altre verità brucianti: Dunkerque non fu una vittoria di britannici e francesi, bensì una disastrosa scelta strategica di Hitler, che fermò i suoi panzer a pochi chilometri dall’annientamento delle forze alleate; prima dell’aggressione tedesca del 22 giugno 1941, Stalin aveva elaborato un piano segreto per invadere l’Europa, così come l’attacco giapponese alla base statunitense di Pearl Harbor fu pretestuosamente provocato dall’amministrazione americana, che ne era a conoscenza da tempo e non esitò a mandare al massacro migliaia di soldati. Ma è l’ultimo capitolo quello più scioccante, là dove Pizzuti ricorda l’inutile bombardamento che rase al suolo Dresda, la scomparsa di un milione di prigionieri tedeschi nei campi di prigionia alleati, le 240.000 donne tedesche stuprate dai soldati dell’Armata Rossa e altri efferati crimini commessi dalle truppe di liberazione ai danni dei civili liberati. Un libro straordinario e coraggioso, che insinua numerosi e documentati dubbi sulla veridicità della storia ufficiale.

 

LA FINE DEL CALCIO ITALIANO

Marco Bellinazzo

Feltrinelli

Prezzo – 18,00

Pagine – 320

Il calcio italiano è stato contaminato da tutte le nefandezze che hanno attraversato e rovinato l’Italia negli ultimi decenni. La Serie A avrebbe potuto essere la prima Lega a dotarsi di stadi all’avanguardia, pensati per il calcio e il suo business, e invece l’appuntamento storico di Italia ’90 si è trasformato in un disastro nazionale, con un fiume di soldi e corruttele che ha partorito impianti, nel migliore dei casi, inadeguati. I miliardi piovuti sul campionato italiano grazie alle pay tv non sono stati impiegati in investimenti a lungo termine, nella costruzione di strutture sportive e vivai in grado di garantire il futuro del football tricolore. Si sono invece riversati su giocatori e procuratori, oppure sono stati sottratti dalle casse dei club per coprire i dissesti delle aziende. Una débâcle finanziaria che scaturisce non solo dalle carenze gestionali delle società. Alla luce delle ultime sentenze giudiziarie e dopo la mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali, non possiamo più ignorare che il calcio italiano è nel profondo di una crisi da cui sarà difficile uscire. La diagnosi è fatta. Ma c’è ancora speranza per guarire e rimettersi in sesto. Come dicono i medici in questi casi, ci vuole anche la buona volontà del paziente. E la domanda fondamentale è questa: esiste questa buona volontà? Perché l’Italia non si è qualificata ai Mondiali di Russia 2018? Un’inchiesta che nella deriva del calcio italiano scopre la crisi della nostra classe dirigente.

 

OMICIDI NELLA DOMUS

Walter Astori

Piemme

Prezzo – 19,00

Pagine – 240

Il giovane questore Flavio Callido, per ritemprarsi dalle fatiche della vita romana, si concede qualche giorno di riposo presso la villa suburbana di suo padre Spurio, figura di spicco della politica durante la dittatura di Silla. Al suo arrivo nella domus, Callido trova un’atmosfera ben diversa dalla tranquillità agreste che si era augurato. Nella notte è morta Cecilia, seconda moglie di Lucio Calpurnio Bestia, uno degli ospiti illustri di Spurio insieme all’ex console Murena e a Fausta Cornelia, figlia del dittatore Silla. Tutti gli ospiti sono concordi che si sia trattato di una morte per cause naturali, tranne Marciana, madre adottiva di Cecilia e cugina di Catone l’Uticense. Nel corso della notte, infatti, Cecilia era scampata a un attentato e aveva lanciato accuse precise nei confronti di Licinia, sorella di Murena, rea di volersi sbarazzare di lei per poter sposare il nobile Bestia. I due illustri patrizi, infatti, sono legati da forti interessi reciproci; in un momento in cui la congiura di Catilina ha lasciato un vuoto di potere, Pompeo, Crasso e Cesare, che si stanno facendo largo nella vita politica dell’urbe, devono essere fermati. E Cecilia costituiva un ostacolo. Spetterà a Flavio Callido far luce sulla tragica fine della donna e anche sulla morte di una schiava e la sparizione di uno schiavo, di cui nessuno pare interessarsi. Ma scoprire la verità potrebbe essere più pericoloso di quanto lo stesso questore immagini.

 

SABBIA NERA

Cristina Cassar Scalia

Einaudi

Prezzo – 19,00

Pagine – 400

Mentre Catania è avvolta da una pioggia di ceneri dell’Etna, nell’ala abbandonata di una villa signorile alle pendici del vulcano viene ritrovato un corpo di donna ormai mummificato dal tempo. Del caso è incaricato il vicequestore Giovanna Guarrasi, detta Vanina, trentanovenne palermitana trasferita alla Mobile di Catania. La casa è pressoché abbandonata dal 1959, solo Alfio Burrano, nipote del vecchio proprietario, ne occupa saltuariamente qualche stanza. Risalire all’identità del cadavere è complicato, e per riuscirci a Vanina servirà l’aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè. I ricordi del vecchio poliziotto la costringeranno a indagare nel passato, conducendola al luogo dove l’intera vicenda ha avuto inizio: un rinomato bordello degli anni Cinquanta conosciuto come «il Valentino». Districandosi tra le ragnatele del tempo, il vicequestore svelerà una storia di avidità e risentimento che tutti credevano ormai sepolta per sempre, e che invece trascinerà con sé una striscia di sangue fino ai giorni nostri. «Di scenari raccapriccianti, nella sua carriera, il vicequestore Giovanna Guarrasi ne aveva visti assai: uomini incaprettati e bruciati vivi, cadaveri cementati dentro un pilastro, gente sparata, accoltellata, strangolata e via dicendo. Ma l’immagine che le apparve quella sera si poteva descrivere solo con un termine, da lei vilipeso e definito “da romanzo gotico”. Macabra. Abbandonato di sghimbescio sul pavimento di un montavivande di un metro e mezzo per un metro e mezzo, giaceva il corpo mummificato di una donna. Il capo, con ancora i resti di un foulard di seta, era piegato a novanta gradi su un cappotto di pelliccia che copriva un tailleur dal colore indistinguibile; appese al collo, tre collane di lunghezza diversa. Sparsi attorno al cadavere, una borsetta, un beauty case di quelli rigidi che si usavano una volta, una bottiglietta di colonia senza tappo e una scatola metallica che aveva tutte le sembianze di una cassetta di sicurezza».

 

LA MORTE DELL’ERBA

John Christopher

Beat

Prezzo – 13,90

Pagine – 207

È un classico della fantascienza, tra i più appassionanti romanzi degli anni  Cinquanta, considerato allora “di destra” per la visione amarissima (“darwiniana”) che offriva della fragilità delle regole di convivenza che l’uomo si è dato di fronte alle grandi catastrofi. È un gioiello che ora, alla prova degli anni, ci sembra più istruttivo e bello di prima, perché le illusioni di allora sono tramontate. Comincia in Cina un’epidemia delle graminacee e si afferma un virus battezzato Chung-Li che le corrode e distrugge e si spande via via sulla superficie del pianeta giungendo fino all’impeccabile, compassata Londra, stringendola d’assedio. Muore di fame il bestiame e comincia a morire di fame anche l’uomo, che per sopravvivere torna a farsi lupo. Un borghese fugge con la famiglia verso una valle ben protetta dalla natura, dove il fratello ha le sue terre e dove il virus non è arrivato. Ma non è il solo ad aver avuto quell’idea, e la fuga da Londra segue in tutto il modello del Diario  nell’anno della peste di Daniel Defoe e fa pensare a quelle narrate da J.G. Ballard o da John Wyndham, e alla Strada di Cormac McCarthy. Tutti si fanno lupi e lo scenario si fa sempre più violento, allucinato. È un futuro assai probabile, quello narrato da Christopher: rileggere il suo libro mette oggi più paura di allora, per la sua credibilità in tempi di grandi epidemie.”