27 Settembre 2022

Che la trasparenza sia con Voi!! Cronache surreali dall’era della ridondanza normativa

di Marco Frisoni Scarica in PDF

Oramai, le vicende pseudo professionali che i consulenti del lavoro (e, in verità, non solo e, dunque, mal comune mezzo gaudio!!) affrontano giorno per giorno, appaiono sempre più inesplicabili, sinistramente ineluttabili e, in tutta onestà, difficilmente rappresentabili in maniera comprensibile ai propri clienti.

Fra l’altro, in particolare dall’avvento della tregenda pandemica, anche il senso temporale dell’invadente produzione normativa ha smarrito i tradizionali canoni di decoro, atteso che, anche nel bel mezzo del mese di agosto (periodo che, per molti italiani, fra i quali si possono annoverare, seppure con il beneficio del dubbio, una buona parte dei professionisti, coincide, per tradizione, con le agognate vacanze estive alla ricerca del meritato riposo) vengono promulgati, a volte in maniera inaspettata, provvedimenti di non scarso rilievo (il famigerato Decreto Agosto entrato in vigore nel Ferragosto 2020 può di certo essere assunto come paradigma di tali tristi constatazioni), che minano il ristoro delle energie psicofisiche dei consulenti del lavoro e delle loro collaboratrici e collaboratori, oramai allo stremo per l’intensa (più del solito) attività svolta negli ultimi 3 anni per emergenze e urgenze che, giustappunto, di fatto, sono divenute perenni.

D’altronde, anche l’appena trascorsa estate 2022 è rimasta fedele a codesta infausta linea, tant’è vero che, alla stregua della caduta di un meteorite cinematografico (per intendersi, stile “Armageddon – Giudizio finale”, nota pellicola apocalittica, di grande successo, diretta, nel 1998, dallo specialista del genere Michael Bay), è precipitato nel già convulso panorama giuslavoristico nostrano il D.Lgs. 104/2022, entrato in vigore il 13 agosto 2022 (!!!!).

Non si stenta a credere che ciò sia un segno simbolico dei tempi che stanno mutando inesorabilmente, in quanto sono lontani e crepuscolari i ricordi in cui l’estate (e, soprattutto, agosto) era caratterizzata da una certa lievità professionale e dal rimpianto Festivalbar (quello vero, dei tempi che furono) e non, al contrario, funestata da improvvide (nella forma, nella sostanza e nel tempo) iniziative di natura normativa, foriere di conseguenze notevoli, anche in ordine ai rischi di contenzioso ispettivo.

Sul Decreto in parola si è già detto tutto e il contrario di tutto, ivi per cui risulterebbe pleonastico ritornare sulle discutibili previsioni che ne derivano (anche per il futuro), pur tuttavia alcune suggestioni, ancorché in ordine sparso (come da consuetudine per chi scrive), appaiono più che doverose, se non altro come metodo di sfogo liberatorio a fronte dell’ennesima vessazione medievale e bizantina, subita da un Legislatore che, oltre a essere confuso, pare avere in definitiva smarrito il contatto con la realtà quotidiana del mondo del lavoro.

In prima battuta, continua l’inquietante mania di appellare i vari Decreti con termini che ne dovrebbero enfatizzare le finalità, ossessione che, scaramanzia o meno, di certo, fino a ora, bene non ha portato (come non rimembrare, a mero titolo esemplificativo, i decreti “Cura Italia”, “Rilancio” e “Liquidità”?) e, invero, intitolare il D.Lgs. 104/2022 alla “Trasparenza” risulta una beffa o, forse, un contrappasso di dantesca estrazione.

Sia chiaro, a scanso di equivoci ideologici, i professionisti, con in testa i consulenti del lavoro, sono totalmente favorevoli e propensi alla massima trasparenza possibile nei rapporti di lavoro, atteso che, di certo, non è un principio innovativo, visto che, a nostro parere, già i generali canoni di correttezza, buona fede e leale collaborazione negoziale contengono, in un rapporto ancillare o, addirittura, di osmosi, le indispensabili condotte trasparenti e non omissive (i professionisti hanno ben in mente la sentenza n. 8260/2017 della Corte di Cassazione in materia di dolo omissivo) da attuare concretamente.

Pur tuttavia, nel D.Lgs. 104/2022 non vi è trasparenza, quanto, piuttosto, ampollosità, prolissità, retorica, verbosità, che, nel loro insieme, contribuiranno a generare confusione e sospetto fra datori di lavoro/committenti, lavoratrici e lavoratori e, di riflesso, il giusto e appropriato nomignolo da assegnare, a maggioranza “bulgara”, sembra possa essere quello di Decreto “Ridondanza”.

Effettivamente, già si immaginano i datori di lavoro che, assunte le sembianze di moderni monaci amanuensi, si attiveranno per predisporre le roboanti, elefantiache e poderose informative sul rapporto di lavoro e la lavoratrice e il lavoratore di turno, che, novelli Sherlock Holmes, muniti di lente di ingrandimento di ordinanza, tenteranno, loro malgrado, di intercettarne i contenuti di sostanza, districandosi fra una moltitudine di dati e informazioni di dubitabile utilità.

A nulla vale l’usuale scusante proferita in tali casi, vale a dire: “non si poteva fare diversamente, in quanto trattasi di obbligo discendente dall’adesione dell’Italia all’Unione Europea e di recepimento delle direttive comunitarie …”; l’affermazione, di per sé, può anche essere condivisibile, salvo sottolineare che il nostro Legislatore manifesta atavici problemi nel travasare il dettato comunitario nell’ordinamento interno.

Melius est abundare quam deficere” affermavano, pare, gli antichi latini, e, in ossequio alle origini storiche del nostro Paese, meglio peccare di abbondanza nel recepimento della norma europea, ingigantendo le doverose prescrizioni minimali dettate a livello comunitario, sempre infischiandosene allegramente dei risvolti, sovente catastrofici, che, in chiave di burocrazia e appesantimento degli orpelli amministrativi, si appalesano in capo ai datori di lavoro e, dunque, ai loro sventurati professionisti.

Insomma, se l’Unione Europea richiede un determinato grado di trasparenza, per non sbagliare, ecco che il D.Lgs. 104/2022 introduce prescrizioni grandemente superiori e palesemente eccedenti i parametri comunitari …

Come sempre accade in questi casi, l’unica modalità per astrarsi, almeno simbolicamente, da siffatta mesta consuetudine professionale, è rappresentata dalla ricerca di epigoni metaforici e immaginifici, anche se con poco senso logico, nell’alveo della settima arte e della musica.

Orbene, l’immagine del nostro solerte Legislatore impegnato nell’introdurre norme sempre ben più severe (anche senza una ragione plausibile), se paragonate con i canoni dell’Unione Europea, richiama il film di culto “Il duro del Road House”, del 1989 (visione nostalgica consigliatissima), con protagonista il rimpianto Patrick Swayze (nonché caratteristi di prim’ordine e la presenza del mitico Ben Gazzara), la cui trama, in poche parole, consisteva nel dimostrare chi era il più forte e mostrare, di riflesso, i muscoli all’avversario, atteggiamento che, tutto sommato, traspare chiaramente nelle scelte bizzarre operate anche con il Decreto Trasparenza.

Sul versante musicale, fra le molte ipotesi che si potrebbero formulare, ci si limiterà a sussumere, sempre in una logica muscolare, “King of the road”, album del 2000 del gruppo stoner/rock americano Fu Manchu, che, già dal titolo, esprime una chiara volontà di primeggiare, che caratterizza evidentemente anche l’operato del nostro Legislatore.

In conclusione, parafrasando il celebre motto di Guerre Stellari, potremmo dire: “che la trasparenza sia con voi!!” e, come ovvio, ai posteri valutare se si tratti di un auspicio o meno …

 

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