8 Luglio 2016

L’outdoor training

di Gianluca CappellatoRoberta Ragazzo

 

L’attività fisica, oltre che essere utile per un corretto mantenimento della salute fisica, è indubbiamente uno strumento per renderci più ricettivi e positivi nei confronti della vita quotidiana.

Del resto questo incipit è di antica memoria, se è vero che già Giovenale nelle sue Satire affermava il noto mens sana in corpore sano.

Nella realtà, questa sensazione di benessere che si ha dopo aver praticato sport deriva dal fatto che il nostro cervello produce le endorfine, sostanze dotate di proprietà analgesiche e fisiologiche che ci portano uno stato di allegria e soddisfazione, tant’è vero che si parla di runner’s high (lo sballo del corridore).

Praticare sport comporta, nella maggior parte dei casi, lasciarsi alle spalle la scrivania ed entrare a contatto con la natura, il che facilita sicuramente il coinvolgimento di tutti e cinque i sensi.

L’utilizzo dei cinque sensi facilita l’apprendimento e la memoria, che possono essere ulteriormente agevolati attraverso esperienze nuove.

È indubbio che ripetere lo stesso movimento o la stessa azione aumenta le probabilità di errore, in quanto ci deconcentriamo o approcciamo l’esercizio con più superficialità, forti teoricamente dell’esperienza accumulata; infatti il nostro cervello è programmato per aumentare la concentrazione quando sono presenti stimoli nuovi e inusuali.

La combinazione dell’attività fisica in un ambiente esterno con esperienze nuove di tipo dinamico attiva senza dubbio tutti i nostri sensi e rappresenta il mix perfetto per un apprendimento efficace.

Perché, quindi, non sfruttare queste naturali capacità per rendere l’apprendimento più efficace?

L’outdoor training si realizza con attività che coinvolgono i partecipanti nelle sfere fisica, mentale, emozionale e relazionale. La prerogativa di questo tipo di formazione è prevalentemente quella di sviluppare competenze interpersonali e sociali. Durante le attività, ambienti come il mondo della natura, dello sport o del gioco sono usati come strumento per ricreare situazioni altamente formative. La presenza di guide e tecnici specializzati garantisce la completa sicurezza durante lo svolgimento delle varie attività.

“Ci si è divertiti molto, ma non si è imparato niente!” è un commento molto comune se gli eventi non sono strutturati adeguatamente. Il ruolo di un facilitatore esperto diventa quindi fondamentale per creare un’esperienza significativa che non si limiti alla socializzazione e all’intrattenimento. A questo proposito, ogni tipologia di attività può portare al raggiungimento di diversi obiettivi qualora venga seguita da una fase di debriefing adeguata, che includa riflessione e concettualizzazione.

Detto ciò, alcuni outdoor training sono specialmente indicati per sviluppare particolari competenze. Ne citiamo alcuni:

  • canyoning – attività indicata per imparare ad accettarsi superando le condizioni di disagio, percepire il valore e la forza del proprio autocontrollo, sviluppare la concentrazione e la fiducia reciproca;
  • barca a vela – aiuta la definizione di ruoli e compiti e l’individuazione di strumenti adatti a realizzare e gestire un’organizzazione efficace ed efficiente;
  • mountain bike – facilita la consapevolezza personale caratteriale, consentendo una comunicazione efficace e diversificata, e quindi lo sviluppo di una leadership differenziale;
  • rafting – attività adatta allo sviluppo di relazioni solide con particolare attenzione alla capacità di condividere e collaborare a progetti comuni, creando un’identità collettiva e senso di appartenenza.

La presenza di stimoli nuovi e inusuali facilita la concentrazione, mentre la componente emotiva accelera e facilita l’apprendimento. L’esperienza in un ambiente informale e la pratica di una disciplina sportiva adeguata alla tipologia dei partecipanti, permettono al formatore di osservare il comportamento delle persone e rilevare le metafore con la vita reale. La fase di debriefing, come detto in precedenza infine, permette ai partecipanti di analizzare i propri comportamenti, le proprie emozioni, e le proprie reazioni, trasferendo tale consapevolezza alla propria sfera personale e professionale.

 

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