23 Giugno 2020

Il contributo a fondo perduto

di Roberto Lucarini

L’emergenza sanitaria ci ha travolto, in questi mesi, anche sul piano economico; non serve un esperto per accorgersi della cosa. La gestione di tale fase critica ha visto il Governo impegnato, oltre che sul piano delle integrazioni salariali, nel tentare di elargire un piccolo mucchietto di bonus vari, a mio avviso creando più caos che benefici. Una scusante esiste, tuttavia: un Paese come il nostro, con le casse pubbliche vuote, non ha grandi armi di difesa di fronte a una simile tempesta.

Uno dei benefici studiati, per imprese e autonomi, è quello del contributo a fondo perduto una tantum, erogabile in caso di presenza di alcuni particolari requisiti, ossia di un danno effettivo subito causa COVID-19 (articolo 25, D.L. 34/2020 – Decreto Rilancio). Non è possibile trattarne per intero la strutturazione in poche righe; accontentiamoci di vederne i contorni essenziali.

Restano esclusi da tale bonus i lavoratori dipendenti (che hanno le varie Cig), gli iscritti alla Gestione separata Inps e i lavoratori dello spettacolo (che hanno uno specifico bonus), i professionisti iscritti a una cassa previdenziale privata (dottori commercialisti, cdl, avvocati, etc.); su quest’ultimo aspetto mi autocensuro, sia per conflitto d’interessi sia per evitare l’utilizzo di parole non consone a questo blog.

Sono compresi, come detto, imprese e autonomi che abbiano ricavi non superiori a 5 milioni di euro, di regola per l’anno 2019, e che possano verificare un ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 inferiore ai 2/3 rispetto all’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019. Coloro che hanno iniziato l’attività nel 2019 vi rientrano in ogni caso, anche se la norma e la circolare n. 15/E/2020 non chiariscono al meglio come valutare tale data. Trattando il Legislatore gli importi cui sopra in maniera distinta, prima come ricavi e poi come fatturato/corrispettivi, si è ingenerato ulteriore caos ai fini della loro definizione (per chiarimenti leggersi la circolare n. 15/E/2020).

Il valore del contributo deriva da una percentuale del fatturato perduto, nel confronto aprile 2020-2019, distinta per classi di contribuenti. Per chiarire meglio uno schema:

Classe del contribuente Ricavi / compensi annui Percentuale su valore differenziale
Classe 1 Non superiori ad € 400.000 20%
Classe 2 Superiori ad € 400.000 e fino ad € 1.000.000 15%
Classe 3 Superiori ad € 1.000.000 e fino ad € 5.000.000 (soglia di non spettanza) 10%

 

Attenzione, perché viene specificato, con una sorta di clausola di salvaguardia, che l’ammontare del contributo a fondo perduto sarà comunque riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro, per le persone fisiche, e a 2.000 euro, per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

L’erogazione avviene a seguito di istanza di parte, da inviare in via telematica all’Agenzia delle entrate, con termine per l’invio previsto tra il 15 giugno 2020 e il 13 agosto 2020. È stato previsto l’apposito modello, le istruzioni e anche una guida; cosa vogliamo di più?

L’elaborazione dell’Agenzia delle entrate è basata su 2 step: col primo si rilascia una ricevuta di semplice ricezione; col secondo quella di accoglimento, che, dicono, sarà seguita subito dall’erogazione. Facciamo in modo di essere ottimisti, cosa non semplice viste le recenti esperienze, tanto a cambiare opinione siamo sempre in tempo.

Occhio, perché in caso di richiesta con mancanza di requisiti, le verifiche future dell’Agenzia delle entrate porteranno a una sanzione amministrativa tra il 100 e il 200% del valore del contributo indebito, con applicazione della sanzione penale prevista dall’articolo 316-ter, c.p., per “Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato”, che prevede la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Le cose da dire sarebbero molte altre, ma lo spazio non me lo consente. Posso soltanto affermare che trattasi di una richiesta da valutare bene, specie in tema di sussistenza dei requisiti necessari, onde evitare guai futuri.

Con l’aria che tira capisco benissimo come un contributo, per di più a fondo perduto, generi molta attenzione negli operatori. Dopo le molte promesse, seguite invero da poca sostanza in termini di erogazioni finanziarie o comunque da ritardi inaccettabili, questo beneficio sembra davvero un ristoro ai danni subiti dai più.

Ben venga, quindi, un contributo a fondo perduto, nel momento in cui parecchi “perduti” ci si sentono davvero.

 

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