Che cos’è e come funziona la Business Intelligence nello studio professionale
di Claudia Ponzini – Consulente di BDM Associati Scarica in PDF
Negli studi professionali si lavora spesso con la sensazione di essere sempre in corsa, senza avere una reale percezione della direzione intrapresa. I dati non mancano, ma restano frammentati tra gestionali, fogli di lavoro, report parziali e informazioni non strutturate. La Business Intelligence nasce proprio per colmare questo divario: trasformare dati già disponibili in informazioni leggibili, utili e tempestive, a supporto delle decisioni organizzative e strategiche dello studio.
Per i professionisti, il tempo rappresenta oggi una risorsa sempre più critica. Le richieste dei clienti aumentano, le scadenze si moltiplicano e le attività crescono spesso più velocemente dei compensi. In questo contesto, la digitalizzazione non può limitarsi all’adozione di nuovi software, ma deve tradursi nella capacità di analizzare i dati in modo sistematico. La Business Intelligence diventa così uno strumento di governo dello studio, perché consente di comprendere come vengono impiegate le risorse, quali attività generano valore e dove si concentrano inefficienze organizzative ed economiche.
Non si tratta di un tema riservato alle grandi strutture. Anche studi di dimensioni ridotte possono trarre vantaggio da un approccio basato sui dati, soprattutto se l’obiettivo è crescere in modo consapevole e sostenibile. In assenza di un’analisi strutturata, molte decisioni vengono prese sulla base di percezioni soggettive: tutti sembrano sempre saturi, alcuni clienti “pesano” più di altri, ma senza numeri chiari è difficile distinguere ciò che è strutturale da ciò che è occasionale.
Il rischio è duplice. Da un lato si lavora in perdita su una parte rilevante delle attività, dall’altro non si interviene per tempo su inefficienze organizzative che, nel tempo, erodono la marginalità complessiva dello studio. La Business Intelligence permette di superare questa logica, fornendo una lettura oggettiva e condivisa del funzionamento interno.
Contrariamente a quanto si possa pensare, la Business Intelligence non richiede necessariamente sistemi complessi o analisi sofisticate. Il primo elemento fondamentale è la qualità del dato: raccogliere informazioni in modo omogeneo e condiviso, in particolare sui tempi dedicati alle attività e ai clienti. Da questa base è possibile costruire una reportistica che metta in relazione tempo, compensi e costi, restituendo una visione chiara dell’andamento economico e organizzativo dello studio.
All’interno di uno studio professionale esistono diversi ambiti che beneficiano immediatamente di una lettura strutturata dei dati. Il primo riguarda l’analisi della marginalità dei clienti. Incrociando le ore dedicate con il valore dell’accordo economico pattuito, emergono con chiarezza le situazioni in cui lo studio lavora sotto costo. Questo consente di valutare se intervenire sull’organizzazione del lavoro, sull’efficientamento delle attività o sulla revisione di compensi che nel tempo non sono stati adeguati alla reale complessità del cliente.
Un secondo ambito centrale è quello della saturazione delle risorse. La reportistica consente di analizzare il carico di lavoro degli operatori, distinguendo tra attività ordinarie, attività extra e tempo potenzialmente disponibile. In questo modo diventa possibile riequilibrare le assegnazioni, prevenire sovraccarichi e individuare spazi per nuove attività, invece di limitarsi a gestire le urgenze quotidiane.
La Business Intelligence non è quindi un obiettivo tecnologico, ma un metodo per leggere e comprendere il funzionamento dello studio. Attraverso l’analisi dei dati, lo studio acquisisce consapevolezza, oggettività e velocità decisionale. Indipendentemente dalle dimensioni, tutte le realtà possono trarne beneficio, a patto di iniziare da indicatori essenziali e coerenti con la propria organizzazione.
Un ulteriore aspetto riguarda la complessità degli strumenti utilizzati. Spesso si rimane ancorati a modalità di analisi che funzionano solo finché i volumi sono contenuti, ma che diventano rapidamente rigide e poco efficaci con l’aumentare dei dati. Oggi esistono soluzioni in grado di collegare diverse fonti informative e costruire viste dinamiche, facilmente aggiornabili, senza richiedere competenze tecniche avanzate.
Superata una prima fase di familiarizzazione, questi strumenti permettono di automatizzare molte elaborazioni, rendendo la lettura dei dati più immediata e accessibile anche a chi non si occupa quotidianamente di controllo di gestione. L’elemento chiave non è la sofisticazione della tecnologia, ma la capacità di scegliere soluzioni che favoriscano continuità, semplicità di utilizzo e condivisione delle informazioni all’interno dello studio.
Conclusione
Avviare un percorso di Business Intelligence nello studio professionale non è complesso e consente di ottenere benefici fin dalle prime fasi. Una reportistica strutturata e una lettura chiara dei dati permettono di intervenire prima che le criticità diventino problemi. Fermarsi a osservare come viene impiegato il tempo, quali clienti assorbono più risorse e dove si concentrano le principali inefficienze significa trasformare i dati in una base condivisa per decisioni più consapevoli, efficaci e sostenibili nel tempo.



