4 Dicembre 2020

Proposte di lettura da parte di un bibliofilo cronico

di Andrea Valiotto Scarica in PDF

L’inganno dell’Io

Tom Oliver

Il Saggiatore

Prezzo – 26,00

Pagine – 280

Alla domanda «Chi sei?» probabilmente risponderai con «Io sono…». Fermati. La questione è tutta lì, in quel breve pronome e in ciò che si porta dietro: la certezza della tua identità individuale, unica e distinta dal mondo che ti circonda. Ma è una certezza fondata? Tom Oliver, destreggiandosi con sicurezza e ironia tra biochimica, neuroscienze e storia culturale, smantella pezzo per pezzo la monumentale illusione dell’Io, dimostrandoci che è una costruzione artificiale e ingannevole, in cui siamo imprigionati fin dalla nascita e che non ha alcun riscontro nella realtà. Basti pensare che i miliardi di cellule del nostro corpo muoiono e si rigenerano di continuo, cosicché ogni settimana siamo letteralmente una persona nuova; la nostra esistenza dipende dalla simbiosi con gli innumerevoli batteri e microrganismi che fanno parte di noi; geneticamente siamo quasi uguali a qualsiasi altro essere umano; la nostra personalità e il nostro carattere si sono sviluppati osservando, imitando ed entrando in relazione con altre persone; la nostra cultura è scambio e rielaborazione di informazioni tra i singoli individui e tra questi e il mondo. L’inganno dell’Io non è una decostruzione spietata della nostra esistenza; al contrario, è un invito a cambiare radicalmente la nostra prospettiva sulla vita, a ricostruire la società come una comunità di esseri umani interconnessi tra loro, a diventare un elemento integrato e non distruttivo del pianeta Terra e dei suoi ecosistemi. Ad abbandonare l’illusione che ci tiene prigionieri per diventare parte di qualcosa di più grande di noi.

 

Patria 2010 – 2020

Enrico Deaglio

Feltrinelli

Prezzo – 22,00

Pagine – 672

Mentre l’Italia e tutto il resto del mondo si ritrovano precipitati in una crisi sanitaria, economica e sociale gravissima nessuno ci pensa, ma questo decennio è cominciato con il bunga bunga. Il vaffa era nella politica italiana già da tre anni. Che fai, mi cacci?, disse Fini a Berlusconi. Chi si ricorda più di Emanuele Filiberto, di Pupo e del tenore Canonici sul palco di Sanremo? E del Trota? E dello spread a quota 528? Se ci dimentichiamo, non riusciamo a capire come siamo arrivati qui. In questi dieci anni abbiamo assistito senza fare abbastanza alla tragedia dei migranti in mare, al renzismo, al populismo e al sovranismo, alla farsa dell’abolizione della povertà, all’infamia dei porti chiusi, a Mafia Capitale e alla deriva della giustizia, alla decrescita industriale, abbiamo imparato a usare lo smartphone e scoperto il Bosone di Higgs, abbiamo visto i comici al governo, l’invasione delle fake news, i “pieni poteri” e il Papeete. L’Italia si è trasformata. È come un romanzo pieno di scandali, intrecci e svolte inaspettate. I protagonisti siamo noi. Ma conosciamo davvero tutte le regole e i segreti di questo gioco complicatissimo? Enrico Deaglio completa la trilogia di Patria con la cronaca in diretta del decennio più veloce e imprevedibile della storia italiana, con le sue incoerenze, le risate, le intuizioni e gli errori che ci hanno portato fin qui. Il racconto di questi dieci anni turbolenti si chiude con un diario personale e in tempo reale dell’epidemia, che spalanca scenari nuovi ma soprattutto porta in superficie vecchissime contraddizioni. Una grande narrazione della nostra storia sociale, fatta di trame sotterranee e clamorosi colpi di scena, di dettagli dimenticati e personaggi indimenticabili. Ci sarà un happy end? E chi sarà l’uomo del decennio? Una sorpresa che si svela anno dopo anno, alla fine di ogni capitolo. L’ultimo decennio ha trasformato le nostre vite senza avvertirci. Se ce li avessero raccontati prima, molti avvenimenti non li avremmo presi sul serio. L’Italia è cambiata profondamente. C’eravamo tutti, ma sappiamo davvero come sono andate le cose? E ora siamo pronti ad attraversare la tempesta?

 

Oracolo manuale ovvero l’arte della prudenza

Baltasar Gracián

Adelphi

Prezzo – 22,00

Pagine – 363

Nel 1647, al crepuscolo del Siglo de Oro, appare a Huesca, nell’Aragona, un sottile libro in-12°, opera di un Lorenzo Gracián dietro al quale si celava un teologo gesuita dalla solida fama di scrittore, Baltasar Gracián. Nessuno poteva prevedere che quei trecento aforismi avrebbero esercitato in Europa – grazie soprattutto alla traduzione-travisamento di Amelot de la Houssaie, dedicata a Luigi XIV nel 1684 – un’influenza immensa, sino a diventare un classico dell’educazione del gentiluomo, amato da Schopenhauer (che volle tradurlo) e apprezzato da Nietzsche. Ma che cos’era in realtà l’Oracolo manuale (cioè ‘maneggevole, di facile consultazione’)? Per capirlo, non abbiamo che da affidarci a Marc Fumaroli, il quale, in un illuminante saggio, ci rivela come l’Oracolo, trasformato da Amelot in una collezione di tattiche mondane, fosse qualcosa di infinitamente più audace e innovativo. Fondandosi sulla lezione della saggezza antica e sull’umanesimo teologico della Compagnia – sulla fiducia, dunque, nella cooperazione della natura e della grazia –, in opposizione al rigorismo giansenista, con quel libretto dallo stile conciso e concentratissimo Gracián intendeva infatti offrire alle grandi anime libere un viatico per affrontare vittoriosamente i pericoli e le insidie di un mondo degradato – e per imprimere il loro marchio nella vita politica e civile. Non una regola, dunque, ma uno stile, sorretto dalla conoscenza di sé e degli uomini non meno che dall’eleganza delle maniere e dal gusto raffinato, dal sapere enciclopedico e dalla solidità del giudizio, dalla docilità della volontà e dalla più calibrata riservatezza.

 

Le sette parole di Cristo

Riccardo Muti e Massimo Cacciari

Il Mulino

Prezzo – 12,00

Pagine – 140

Masaccio e la «Crocifissione», con il suo fondo dorato che ferisce gli occhi, con la Maddalena prostrata ai piedi della croce; Haydn e la musica delle «Sette ultime parole del nostro Redentore in croce», espressione straziante del sacrificio di sé. Masaccio e Haydn si fondono in un’unica immagine, come ci svela questo dialogo d’eccezione. Le parole di Cristo morente si fanno suono e senso universale che trascendono l’immagine stessa, divenendo pura astrazione.

 

Svegliarsi negli anni Venti

Paolo Di Paolo

Mondadori

Prezzo – 18,00

Pagine – 192

Un secolo fa, con una guerra mondiale e una grande epidemia alle spalle, il mondo ruggiva festoso, ignaro delle nubi che si addensavano all’orizzonte. Gli anni Venti arrivavano carichi di promesse e di minacce. Ecco che tornano, in un paesaggio stravolto e indecifrabile. Le decadi, diceva Hemingway, finiscono ogni dieci anni, mentre le epoche possono finire in qualsiasi momento. Contare il tempo è una questione tutta umana e i calendari non sono altro che lo specchio delle nostre attese, del nostro bisogno di archiviare e progettare. Ma che cos’è un passaggio d’epoca? Come si riconosce? Chi lo decreta? Fra Monaco e Copenaghen, Vienna e Pechino, Paolo Di Paolo ci conduce in una sorta di corridoio spazio-temporale tra due secoli, in compagnia di scrittori e artisti che hanno colto lo spirito e le inquietudini del tempo, gli istanti in cui si intravede la nascita del futuro o gli ultimi bagliori di un mondo che tramonta. I protagonisti sono uomini e donne alla prova del cambiamento, in una società che reinventa valori e confini, alimentando eterni desideri. I maniaci dei selfie che affollano Rue Crémieux a Parigi, esasperando i residenti, non sono forse gli epigoni di una giovane fotografa, Claude Cahun, che cent’anni prima realizzava autoscatti provocatori? E quei «conflitti insensati», le reazioni «furibonde e sguaiate» che avvenivano ogni giorno «sotto gli occhi delle autorità» nel sanatorio raccontato da Thomas Mann, non riflettono esattamente ciò che accade sui social? Franz Kafka lamentava il «rapporto spettrale» fra gli individui, ma non è mai stato su WhatsApp. In questo libro, tra futuristi e futurocrati, feste dell’Età del Jazz e odierni aperitivi, fra esplosioni di rabbia sociale e intelligenze artificiali, le storie e le domande rimbalzano da un secolo all’altro. Ci dicono tutta l’ansia e la meraviglia di svegliarsi negli anni Venti. E di vivere il proprio tempo, nonostante tutto, come un’avventura irripetibile.