30 Settembre 2022

Abbiamo davvero bisogno di un giornalismo che racconta soluzioni?

di Assunta Corbo - giornalista, autrice e Founder Constructive Network Scarica in PDF

Il giornalismo mainstream degli ultimi anni ci ha abituati a notizie che guardano ai problemi, storie tratte da una realtà che ci restituisce un feedback per niente rassicurante, approfondimenti che vanno a scavare nelle profondità meno edificanti degli esseri umani. Viene da chiedersi se sia davvero questo ciò di cui abbiamo bisogno. 

L’informazione svolge il compito importante di educare gli adulti e aiutarli a comprendere cosa accade intorno a loro. Per poterlo fare nel modo più completo possibile è necessario allargare lo sguardo. Serve portarlo oltre la visione prettamente negativa della realtà. 

Conoscere solo i problemi produce un forte senso di impotenza. Finiamo per sentirci troppo piccoli per reagire o anche solo per pensare di farlo. Eppure, sono le notizie negative quelle a cui siamo più abituati. Nel 2020, l’Oxford Dictionary ha coniato una nuova parola: demoscrolling. Si tratta della nostra tendenza a scorrere le notizie sulle piattaforme digitali nella speranza di comprendere il mondo. In realtà otteniamo l’effetto contrario: tristezza, paura e, appunto, impotenza. Qualche anno prima, nel 2016, lo psicologo americano Steven Stosny ha parlato per la prima volta di “disturbo da stress da titoli”. Ai tempi era riferito alle notizie che riguardavano le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, ma l’effetto si è esteso anche ad altre tematiche.

Attingere al giornalismo costruttivo e delle soluzioni significa avere un quadro più ampio di quanto accade. Non si tratta di evitare i problemi, ma di partire da questi per portare l’attenzione sulle soluzioni possibili. Questo è quello che fa un buon giornalismo: ci toglie dall’impotenza e ci accompagna verso la comprensione e la consapevolezza che qualcuno, là fuori, sta facendo qualcosa di concreto per migliorare le cose.

Non si tratta di celebrare le storie di soluzioni. Si tratta, invece, di indagare le risposte ai problemi della nostra società partendo dalla definizione di un contesto, per poi spostare l’attenzione su come nascono le soluzioni, come si possono replicare e quali sono i limiti.

Il giornalismo che sceglie questa strada può contribuire a cambiare il discorso pubblico rendendolo meno divisivo e più costruttivo. Invece di proporre storie su ciò che è andato storto, si sceglie di raccontare ciò che sta funzionando. 

Quindi sì, abbiamo bisogno di un giornalismo costruttivo e delle soluzioni. E le ragioni sono principalmente 3:

  1. abbiamo la necessità di conoscere le risposte ai problemi sociali e come quelle risposte hanno funzionato o perché non hanno funzionato;
  2. gli esseri umani imparano attraverso le lezioni, e il giornalismo costruttivo offre una narrazione delle soluzioni che vuole essere anche un viaggio alla scoperta delle lezioni da apprendere e delle storie da replicare;
  3. mai come oggi è nata la consapevolezza, in tutti noi, della necessità di avere dati e risultati concreti. Le buone storie del giornalismo costruttivo sono oneste: raccontano l’efficacia delle risposte ai problemi ma anche i limiti. Nessuna risposta è perfetta e alcune funzionano bene per una comunità, ma potrebbero fallire in altre. 
Le Rosa – Assunta Corbo