22 Luglio 2021

L’incerto sblocco dei licenziamenti

di Evangelista Basile Scarica in PDF

Lo scorso 30 giugno 2021, il Governo ha emanato un nuovo decreto, c.d. Decreto Lavoro, con il quale – lungi dallo “sbloccare” totalmente i licenziamenti, come pare di capire dalla stampa nazionale – ha allentato ulteriormente le maglie di quel divieto di recesso ormai giunto all’età di due anni.

Il divieto di licenziamento rimane, infatti, pressocché immutato fino al 31 ottobre 2021, per le aziende che usufruiscono della Cigd, del Fis o della Cig COVID. A questi, adesso, si aggiunge una specifica categoria di imprese, quella del tessile, pelletteria e abbigliamento. Con nota n. 5186/2021, l’INL ha precisato che, per entrambe le categorie, il divieto opera a prescindere dalla fruizione degli ammortizzatori sociali. L’ispettorato, quindi, si pone in netto contrasto con quanto era previsto dalla relazione illustrativa del Decreto Sostegni.

Il divieto, poi, rimane operativo per tutte le imprese in area Cigo o Cigs che facciano domanda di integrazione salariale e per il periodo di fruizione dell’ammortizzatore fino al 31 dicembre 2021. Anche sul punto, l’INL, nella nota citata, parla invece di “periodo di trattamento autorizzato”, creando, nuovamente, incertezza.

A ciò si aggiunga un’altra novità introdotta dal Decreto Lavoro: la Cassa integrazione straordinaria in deroga, una specie di Cassa “straordinarissima”, prevista dall’articolo 4, comma 8, D.L. 99/2021.

Si tratta di una vera e propria Cigs, usufruibile al termine di ogni ulteriore ammortizzatore, il cui utilizzo fa scattare, nuovamente, il divieto di licenziamento.

Infine, per le imprese del settore del turismo, stabilimenti termali e commercio, il divieto opererebbe fino al 31 dicembre 2021, solo nel caso in cui facciano domanda per fruire degli sgravi contributivi.

L’unica “certezza”, quindi, sembra essere quella relativa alle imprese in area Cigo che non usufruiscano di alcun ammortizzatore. In tal caso (e sostanzialmente solo in questo), il divieto è venuto meno lo scorso 30 giugno 2021, sebbene con un accordo a latere fra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e datoriali, che “invita” le imprese a utilizzare tutti gli ammortizzatori e misure alternative possibili prima di procedere ai licenziamenti.

Restano, infine, sempre esclusi dal blocco i licenziamenti per fallimento, cessazione dell’attività e quelli a seguito della stipula di un accordo collettivo aziendale “autorizzatorio”.

Insomma, la situazione, lungi dall’essere liberalizzata, è sicuramente complessa e, checché se ne dica, procedere ai licenziamenti, in alcuni casi (e non pochi), può ancora essere rischioso.

 

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