7 giugno 2018

Questioni sospese e questioni di coraggio

di Riccardo Girotto Scarica in PDF

Lo Stato italiano non potrà certo vantarsi di quanto accaduto con l’automatica applicazione del GDPR, che nell’indifferenza legislativa ha innescato regole e sanzioni assolutamente distanti dalla concreta realtà del nostro Paese. Considerato come solitamente, anche in presenza di norme create ad hoc, la fase applicativa richieda una corposa produzione di documentazione amministrativa (leggasi circolari, note, messaggi), pensiamo quanto sia complessa l’applicazione di un disposto in assenza anche della vera e propria norma regolatrice interna.

Per passare a un tema sospeso, in ambito fallimentare la Riforma stava seguendo un percorso chiaro, costato tempo e denaro e, diciamolo pure, apprezzabile nei contenuti, nonché necessario. Ora tutto questo lavoro rischia di dover essere cestinato, con buona pace della commissione Rordof. Certo non è la prima volta che questo accade, tipica situazione vista nel cambio della guardia alla guida politica.

Anche la sicurezza sul lavoro pare un tema caldo su cui mettere le mani con grande priorità. A livello mediatico sempre più risalto viene dato alle morti bianche, a ragione, ma con riferimento agli interventi, l’unica soluzione proposta è l’incremento delle sanzioni e degli adempimenti a carico azienda. Rileva come una soluzione debba sempre svilupparsi in modo omogeneo, in questo caso intervenendo tramite una maggiore pregnanza delle sanzioni a carico dei lavoratori irrispettosi delle norme, nonché tramite un maggior flusso ispettivo verso le aziende dalle condotte totalmente omissive, tramite il rispetto degli obblighi sulla sicurezza indipendentemente da questioni di etnie, localizzazioni o complessità nel recupero delle sanzioni, infine, tramite una maggiore preparazione e disponibilità dei nuclei ispettivi preposti. Tutti al lavoro su più fronti con spirito teso a risolvere non a colpevolizzare, solo a queste condizioni si potrà parlare di vera prevenzione.

Il Governo non dovrà altresì sottrarsi dal prendere posizione su 2 “mostri” creati dal Jobs Act, che rispondono al nome di INL e Anpal. Vedremo se la soluzione sarà quella di dichiararne la morte o di imporne con forza anche bruta la coattiva produttività, contro ogni ragionamento sindacale e burocratico. Volontariamente non infierisco sul Cnel perché i temi recentemente sospesi sono forse più urgenti dei temi oramai fossilizzati.

Verrebbe ora da chiedersi perché dedicare un blog a una questione ben nota da sempre. I tempi della politica non sono quelli delle aziende e le esigenze burocratiche non si sposano con quelle produttive, è sempre stato così in passato, perché dovrebbe cambiare ora?

Perché uno Stato virtuoso, che tiene davvero a cuore le proprie imprese, ha il dovere di invertire le priorità, i tempi devono essere dettati da chi produce, contribuisce economicamente ed eleva l’immagine del Paese, non da chi rallenta e complica.

Sembra impossibile, soprattutto nell’ambito dei temi inerenti al lavoro. In realtà, tutto questo si può perseguire solo grazie a una volontà forte, fortissima, una volontà mossa da una caratteristica non sempre presente in politica: il coraggio.

 

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