18 ottobre 2018

Il Tribunale di Bari disapplica le tutele crescenti

di Luca Vannoni Scarica in PDF

Nell’attesa del deposito della sentenza della Corte Costituzionale che impallina il calcolo automatico e predeterminato delle indennità risarcitorie del licenziamento a tutele crescenti, incredibilmente vi è già una pronuncia che ne anticipa gli effetti.

Nella sentenza del Tribunale di Bari dell’11 ottobre 2018, il giudice del lavoro, dopo la valutazione di illegittimità di un licenziamento collettivo, nel dettagliare le conseguenze risarcitorie e dopo aver ricordato come “Le norme dichiarate incostituzionali non possono avere applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”, disapplica gli automatismi dell’articolo 3, comma 1, D.Lgs. 23/2015, a seguito di un’interpretazione costituzionalmente orientata di tale norma e condanna il datore di lavoro a un risarcimento pari a 12 mensilità, un compromesso tra la gravità del vizio del licenziamento, le ridotte dimensioni dell’azienda e la scarsa anzianità aziendale del lavoratore.

Già è singolare vedere annunciate sentenze su norme cardine del sistema giuslavoristico con comunicati stampa, ancor di più che un comunicato stampa possa orientare una decisione giudiziale.

Allargando lo sguardo, sicuramente l’aver preannunciato la fine della predeterminazione del risarcimento solo sulla base dell’anzianità sta condizionando le scelte dei lavoratori, in quanto eventuali conciliazioni risultano meno appetibili rispetto a quanto può essere ottenuto giudizialmente, tenuto conto che tutti i lavoratori a tutele crescenti hanno una bassa anzianità, essendo la norma entrata in vigore il 7 marzo 2015.

 

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